Blog Dietetico |

La dieta è uno stile di vita!

Orto fai da te.

venerdì 27 febbraio, 2009

frutta e verdura

Avere un piccolo orto fai da te in cui far crescere frutta e verdura significa un’alternativa alla claustrofobia dell’appartamento. Sono sempre di più le persone e soprattutto gli  abitanti  delle grandi città che per evadere dallo smog delle città e per trovare uno spazio in cui potersi rilassare e godere dell’aria pura, coltivano da sè anche piccoli fazzoletti di terra in cui poter coltivare prodotti quanto più possibile genuini e possibilmente esenti da pesticidi nocivi,  un modo alternativo quindi per garantire la qualità e la sicurezza del cibo.

Da una analisi della Coldiretti emerge che quasi quattro italiani su dieci dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare. Un esempio di questo tipo è offerto dalla Gran Bretagna dove il National Trust, davanti a una lista di attesa di 100mila persone, ha deciso di usare la terra delle dimore storiche per dare ai britannici la possibilita’ di coltivarsi frutta e verdura in proprio.

Si tratta  di un hobby che – sottolinea la Coldiretti – coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani considerato che è praticato da piu’ di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l’interesse aumenta con l’età e raggiunge quasi la metà degli over 65.

A livello territoriale il fenomeno  è molto diffuso al nord come in Veneto, Valle d’Aosta, e Friuli Venezia Giulia dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.

Una opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all’aria aperta ma anche di semplici terrazzi grazie all’offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso. Non solo dunque piante, fiori, basilico, rosmarino e mentuccia, ma anche  pomodori, zucchine e lattuga. Le novità offerte sul mercato per preparare l’orto in terrazzo – afferma la Coldiretti – sono molte e non c’è che da scegliere tra peperoni, cetrioli, melanzane, peperoncini piccanti dalle mille forme, rotondi, a cono, a campana , pomodori con i frutti piccoli e dolci, fagiolini e ogni tipo di ortaggio capace di crescere in vaso.


Gli indiani nell’agricoltura italiana.

venerdì 20 febbraio, 2009

A cow [15/365]

La presenza degli indiani negli allevamenti italiani è diventata di straordinaria importanza.
Sono quasi diecimila (9832) gli indiani immigrati che lavorano regolarmente in agricoltura soprattutto negli allevamenti dove senza di loro sarebbe a rischio la produzione dei grandi formaggi italiani: dal parmigiano reggiano al grana padano, dal pecorino romano al provolone. E’ quanto afferma la Coldiretti nel condannare il gravissimo episodio criminale a danno dell’immigrato dall’india che si è verificato a Roma.

Gli indiani – sottolinea la Coldiretti – sono in forte crescita tra i 98mila lavoratori agricoli extracomunitari presenti nell’agricoltura italiana e rappresentano la seconda principale componente dopo gli albanesi e prima dei marocchini.

Il lavoro degli immigrati indiani – precisa la Coldiretti – è particolarmente apprezzato negli allevamenti per l’attività di mungitura e di gestione delle stalle dove hanno sostituito la tradizionale opera dei “bergamini”, una figura storica nelle aziende della pianura padana.

La presenza dei lavoratori indiani e degli altri extracomunitari è essenziale per il successo del Made in Italy agroalimentare come dimostra la presenza nelle campagne del 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.

Il fatto che siano saliti i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra – conclude la Coldiretti – la determinazione della stragrande maggioranza dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità.