Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Le festività natalizie si concludono oggi con l’Epifania, un giorno intero per celebrare chi è stato buono tutto l’anno nel miglior modo possibile, meglio se con un dono goloso! (CreditImage@Infophoto)
Continua a leggere Emozione3 nuova collezione: c’è anche la Befana!…
Commenta »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Se l’anno scorso, in questo periodo, molti di noi stavano combattendo contro i sintomi classici dell’influenza stagionale, quest’anno si sta diffondendo un’epidemia di influenza intestinale.
Continua a leggere Influenza 2012: scoppia l’epidemia di gastroenterite virale…
Commenta »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Fra un paio di giorni festeggeremo l’Epifania (consulta qui le offerte per viaggi last minute) che “tutte le feste si porta via”, sì tutte le feste, ma non i chili accumulati in queste giornate di abbuffate epocali. (CreditImage@InfoPhoto)
Continua a leggere Dieta post Natale: consigli per recuperare il peso forma…
Leggi i commenti (2) »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Brutte novità per le donne che hanno subìto l’impianto delle protesi mammarie Pip, le protesi nocive per la salute che stanno seminando il panico in tutta Europa. (Credit Image@InfoPhoto)
Continua a leggere Protesi nocive al seno Pip: mai testate, contengono additivi per carburanti…
Commenta »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Fra poche ore festeggeremo il Capodanno, festività che vedrà gli italiani spendere 2,4 miliardi di euro solo per il Cenone, circa il 12% in meno rispetto al 2010.
Continua a leggere Cenone Capodanno: guida all’acquisto del pesce fresco…
Commenta »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

La rivista americana Science ha pubblicato la lista delle dieci scoperte scientifiche più importanti del 2011 dove sono presenti anche ricerche italiane.
Continua a leggere Gli eventi più importanti del 2011: le 10 scoperte scientifiche dell’anno…
Commenta »

Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“Felice 2012!”
“Fino all’anno scorso avevo un solo difetto: ero presuntuoso.” ~ Woody Allen
Libro della settimana:
Fonte originale: Psiche e Soma
Un attimo di relax #174
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Ogni anno l’ Osservatorio Aziende Sanitarie Italiane OASI del centro di ricerca CERGAS dell’Università Bocconi, pubblica un rapporto che presenta un’analisi del sistema sanitario nazionale e regionale. Il Rapporto Annuale 2011 dedica un intero capitolo ad una nuova esperienza nel campo sanitario: il low cost.
Lo studio dell’Osservatorio OASI sul low cost in sanità è nato da alcune importanti considerazioni: valutare le potenzialità della formula low cost applicata al settore sanitario, studiare motivazioni e modalità delll’emergere del fenomeno, individuare gli elementi che ne possono favorire o ostacolare l’adozione in sanità.
Nella ricerca sono state esplorate le prime esperienze di ambulatori low cost, fra le quali spicca quella del Poliambulatorio Sociale “Nuova Città” di Capurso (Bari) in quanto l’unico ambulatorio ad essere gestito da una ONLUS senza fini di lucro.
Questo Poliambulatorio, senza investitori, sta portando avanti il progetto “Nuova Città” innovativo e socialmente utile, che sta incontrando largo responso nella cittadina e dintorni.
Questo progetto nasce sposando la filosofia del low cost etico dove si possono incontrare qualità delle prestazioni mediche, facile e veloce accesso al servizio, attenzione alle esigenze del paziente, costi contenuti.
Oltre a “Nuova Città” sono state analizzate le esperienze del Sant’Agostino di Milano, di Welfare Italia e di MD ed in tutti i casi il «basso prezzo» si accompagna a un’idea altrettanto forte di qualità del servizio.
Il fenomeno della sanità low cost è in forte espansione in questi ultimi anni ed il motivo di questo è evidenziabile nelle parole del Dr. Daniele Aprile (Direttore Sanitario del Poliambulatorio Nuova Città): «Sappiamo che ci sono molti utenti che si trovano in difficoltà poiché di fatto non sanno a chi rivolgersi in caso di necessità. Questo perché da un lato, l’offerta di servizi pubblici non riesce a soddisfare completamente la domanda, dall’altro si incontra il privato che però spesso ha costi che, in pochi possono o vogliono permettersi. Nella struttura pubblica inoltre, il tempo dedicato alla visita è ridotto e risulta spesso difficile incontrare lo stesso medico, con una inevitabile spersonalizzazione dell’importante rapporto medico-paziente. La risposta a questo grande problema è offerta oggi dai primi ambulatori low cost, capaci di porsi in una posizione intermedia fornendo un’ottima alternativa all’utente.
Da noi, infatti, si incontra un’equipe medica stabile, i tempi d’attesa sono ridotti ( massimo 7 giorni) e la tariffa è di 45 euro per tutte le visite specialistiche presenti, garantendo ad ogni visita trasparenza e centralità al paziente».
Dello stesso avviso è L’OASI che, nelle conclusioni del rapporto afferma: “… il modello low cost non solo ha mosso i primi passi, ma sembra avere ormai assunto una sua consistenza. Un primo elemento che emerge dai casi analizzati è proprio il superamento di una fase pionieristica in cui il problema principale era capire se il modello fosse compatibile con le caratteristiche del settore — domanda la cui risposta, come detto, non era affatto scontata — per entrare nella fase in cui gli attori coinvolti sono impegnati nella messa a punto di una propria specifica formula, i cui elementi di fondo hanno, però, già dimostrato una loro validità. In altri termini, che il low cost possa avere uno spazio in sanità sembra ormai assodato, rimane da vedere come i diversi modelli saranno capaci di configurare tale spazio in termini di ampiezza e di contenuti di servizio.
È difficile predire l’ampiezza di tale ruolo, ma il tipo di innovazione di cui è portatore e lo stimolo che già da oggi, per chi lo osserva con sufficiente attenzione, può venire al resto del sistema è sufficiente a giustificarne l’esistenza.”
Link al rapporto OASI, scaricabile in PDF

Fonte originale: Psiche e Soma
2011: Medaglia d’oro alla Puglia per l’innovazione nel campo della Sanità.
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“Perché mi odi?”
“ L’educazione è il miglior preparativo per la vecchiaia.” ~ Aristotele
Libro della settimana:
Fonte originale: Psiche e Soma
Un attimo di relax #173
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Fino a pochi anni fa, una delle prescrizioni più frequenti dei medici inglesi era “Adt”. Serviva per tutto: artrosi, asma, emicrania… A patto che il malato non si accorgesse che non era un farmaco. L’Adt infatti era l’esatto opposto di un farmaco: una sostanza senza alcun effetto farmacologico, come acqua zuccherata, olio d’oliva, lattosio. La sigla Adt stava per “Any damned thing” ovvero “un accidenti qualsiasi”. Il farmacista lo sapeva e dava, a seconda di quel che aveva nel retrobottega, una pillola gialla, o uno sciroppo verde. Ma la cosa più strana era che il paziente guariva. Secondo le più recenti stime, la percentuale di efficacia dell’Adt variava dal 30% al 70%, a seconda delle malattie.
Miracoli?
Oggi i medici inglesi non usano più questa sigla, perché è ormai troppo nota, mentre una condizione indispensabile per l’efficacia dell’Adt è che il paziente creda davvero di prendere una medicina. Ma in tutto il mondo si continua, in modi diversi, a usare e prescrivere (e non solo a malati immaginari) queste sostanze inerti che vengono chiamate “placebo”. E che spesso curano meglio dei farmaci. Come mai? Incuriositi e stupiti dagli effetti “miracolosi” di questi farmaci che non sono farmaci, gli scienziati hanno studiato con molta attenzione il fenomeno. E sono oggi riusciti a scoprire i meccanismi, non solo psicologici, sui quali si basa. Hanno individuato un’enorme quantità di effetti terapeutici che possono essere favoriti da loro, scoperto la possibilità che, come i farmaci veri, diano effetti collaterali e persino accertato che fede religiosa, allegria, fantasia stimolano la guarigione utilizzando gli stessi meccanismi biochimici del placebo.
Non solo suggestione.
La spiegazione più ovvia è che il placebo (la parola deriva dal latino placere e significa “io piacerò”) funzioni grazie a un effetto psicologico. Chi è convinto di prendere un farmaco efficace, si lascerebbe cioè talmente suggestionare, da provare davvero effetti benefici, al di là della reale efficacia del farmaco. Il grado di suggestione (e conseguentemente di efficacia) dipenderebbe in gran parte anche dal modo in cui viene somministrato: per esempio dall’autorevolezza del medico o dalla sua capacità di comunicare al paziente fiducia nel farmaco. Ma il placebo, si è oggi scoperto, non agisce solo sulla psiche, influenza anche la biochimica del corpo.
Il legame mente-corpo.
Per gli antichi era ovvio che mente e corpo si influenzassero a vicenda: «Le passioni dell’anima sembrano essere collegate al corpo, mentre il corpo subisce modificazioni per la loro presenza», diceva Aristotele. Ma la moderna medicina occidentale, influenzata dal pensiero del filosofo francese Cartesio (che teorizzava la netta separazione tra mente e corpo) non ha mai preso in considerazione questo rapporto. Almeno fino a quando, pochi anni fa, Candace Pert, biochimico del National Institute of Mental Health di Bethesda, individuò nel cervello i meccanismi che legano psiche e corpo. In pratica una specie di serrature chimiche, chiamate recettori, nelle quali si adattano perfettamente, come chiavi, l’oppio e i suoi derivati, ma anche le endorfine, analgesici naturali prodotti dal corpo umano su “ordine” della psiche. Quando la chiave chimica giusta fa scattare la serratura, si provano sensazioni benefiche. Oggi una nuova scienza, la psiconeuroimmunologia, è impegnata a decifrare questo dialogo chimico che unisce la mente al corpo, dialogo che viene alterato dalle malattie ed è cruciale nella guarigione. «Cervello, sistema nervoso e sistema immunitario sono come tre amici che vanno a braccetto scambiandosi costantemente le informazioni più intime sul nostro conto», dice Pert. In pratica è come se, quando la psiche sa che sta arrivando un farmaco che ritiene efficace, avvertisse il corpo di prepararsi ai suoi effetti. E anzi lo costringesse ad anticiparli e a produrli, anche se il farmaco è inefficace a livello biochimico.
Serrature occupate.
A produrre gli effetti attesi, in questi casi, sono le endorfine: che stimolano il sistema immunitario contro aggressioni esterne, ne frenano gli eccessi nelle allergie, o fanno secernere gli ormoni sessuali o antiinfiammatori, le sostanze analgesiche o le molecole legate al benessere e al buon umore. La tecnologia disponibile non ci permette ancora di misurare con precisione le variazioni di produzione di queste sostanze nel tessuto cerebrale prima e dopo la somministrazione di un placebo, ma si stanno accumulando le prove indirette. I ricercatori hanno per esempio dimostrato che l’effetto analgesico di un placebo viene impedito somministrando naloxone, una molecola chimica che occupa (senza però farle “scattare” e quindi senza attivare i meccanismi di controllo del dolore) le stesse serrature del cervello che sono addette a ricevere le endorfine. In pratica quel che succede quando si somministra naloxone a una persona, è che questa sostanza occupa tutte le serrature disponibili. Le endorfine eventualmente prodotte dall’effetto placebo non possono così più farle scattare per trasmettere i loro “ordini” al corpo.
Attenti ai “nocebo”.
La suggestione vale anche per gli effetti collaterali. I pazienti trattati con placebo solitamente accusano anche i sintomi negativi attesi per i farmaci che i placebo sostituiscono: nausea, nervosismo, insonnia, costipazione. Perfino calvizie: è successo a un gruppo di pazienti oncologici colpiti da alopecia (caduta dei capelli) per un innocente placebo che credevano un chemioterapico. Si arriva addirittura all’effetto contrario, l’“effetto nocebo” (dal futuro del verbo latino nocere: “io nuocerò”). Come le aspettative positive hanno effetti benefici su psiche e corpo, così le aspettative negative hanno effetti dannosi. Ed è quasi sicuramente all’effetto nocebo che si devono i risultati scadenti di terapie in teoria efficaci, ma delle quali il paziente non è convinto, magari solo perché sono state prescritte da un medico nel quale non ha fiducia.
La prima cura è il medico.
Un ruolo importante lo hanno infatti anche le convinzioni del medico. La situazione ideale si verifica quando il medico crede nell’efficacia della terapia e comunica al paziente questa fiducia arricchita da attenzione, empatia e incoraggiamento. Una delle più evidenti prove dell’importanza del rapporto medico-paziente è uno studio del Massachusetts General Hospital di Boston: l’esito di un intervento di cardiochirurgia è molto meno favorevole nei pazienti che l’anestesista visita solo velocemente rispetto a quello dei pazienti cui dedica un approfondito colloquio. Mediamente, per questi ultimi si è riscontrata una degenza post-operatoria più breve di 2,6 giorni. Anche la religione, l’aiuto psicologico e il buonumore sono efficaci.
Le “magie” di Paracelso.
In fondo, però, tutto quanto si è scoperto sull’effetto placebo c’era già nella saggezza degli antichi. Ippocrate, Galeno, Paracelso non avevano antibiotici, e neppure analgesici. Avevano idee confuse su cuore e cervello, e non conoscevano il sistema immunitario e i virus. Eppure con tisane, estratti e intrugli, astri e un pizzico di magia, ma soprattutto tante parole, sono passati alla storia e la loro fama è immortale. Oggi la medicina dispone di un enorme armamentario tecnologico, ma ha perso la forza della parola, della suggestione, del rapporto con il paziente.

Fonte originale: Psiche e Soma
Si può guarire con una cosa qualsiasi?
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“Aiutatemi”
“ Per arrivare dove gli altri non arrivano, bisogna fare cose che gli altri non fanno.” ~ Bobby Knight
Libro della settimana:
Fonte originale: Psiche e Soma
Un attimo di relax #172
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Trentasei quiz in quaranta minuti. Per mettersi in tasca la prestigiosa tessera del Mensa, il club che raccoglie i cervelloni di tutto il mondo, bisogna superare la prova con un punteggio minimo di 148. Tenete presente che l’intelligenza media nel mondo è fissata a quota 100: chi prende 148 entra in un gruppo molto ristretto, che comprende appena il 2 per cento della popolazione umana, se poi prende 170, entra nell’1 per cento, e così via. C’è perfino chi, e sono pochissimi, arriva a superare quota 200. In Italia i membri del Mensa (che ha sede centrale a Montecatini) sono appena trecento, ma in tutto il mondo sono più di 100 mila.
Beethoven? Respinto
«Ma non bisogna prendersela, in fondo il test misura solo un aspetto parziale dell’intelligenza e cioè le attitudini logico- spaziali. Quelle, per intenderci, in cui primeggiava Einstein. Se avesse provato Beethoven, per esempio, di certo sarebbe stato bocciato, eppure ha scritto la Nona sinfonia. Non è stato dunque un genio?. Il fatto è che l’intelligenza è un sistema complesso, in cui rientrano memoria, immaginazione, creatività, capacità di sintetizzare, e molto altro. Per ora non c’è un mezzo per misurare tutto questo. Né quindi per individuare un genio.
L’identikit
Alle stesse conclusioni è arrivato Howard Gardner, psicologo dell’università di Harvard: «L’intelligenza è composta da una serie di abilità intellettuali distinte. Ciascuna serve a risolvere problemi e nello stesso tempo a crearne di nuovi, per preparare il terreno a nuova conoscenza». Le intelligenze secondo Gardner sono sette: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale (necessaria agli architetti), corporeo-cinestetica (quella dei danzatori), personale e interpersonale. Ciascuno di noi le possiede tutte ma in misura di versa e l’intelligenza globale è il risultato della loro cooperazione. «Il genio invece è colui che sviluppa in maniera straordinaria una di queste intelligenze, anche a discapito delle altre», dice Gardner. Per provare la sua tesi ha condotto una ricerca su sette geni riconosciuti, tra loro contemporanei: Eliot, Stravinskij, Einstein, Picasso, Martha Graham, Freud e Gandhi. Ognuno rappresenta l’eccellenza di una delle sette intelligenze individuate.
La regola dei dieci anni
In primo luogo Gardner ripercorre la vita dei sette, trovando parecchie analogie. Poi mette a confronto le sue intuizioni con i risultati di numerose altre ricerche psicologiche sul genio. E tira le somme: il genio non è tale fin dalla nascita. Occorrono almeno dieci anni di pratica perché emerga in tutta la sua importanza: Picasso, per esempio, soltanto con “Les demoiselles d’Avignon” (1907) infrange tutte le regole pittoriche precedenti e si impone come genio creativo. Picasso, come Mozart, era stato un bambino prodigio, ma in effetti dipingeva come Raffaello, cioè nel solco della più classica tradizione. Anche Mozart compose le prime opere notevoli solo dopo dieci anni di lavoro. In tutt’altro settore, Martha Graham: iniziò a ballare addirittura dopo i venti anni e la prima esibizione la fece a 30. E dopo dieci anni di lavoro Einstein elaborò la teoria della relatività, Eliot scrisse La terra desolata, Gandhi enunciò il satyagraha (pratica della non violenza). Con la “regola dei dieci anni” Gardner intende ovviamente controbattere la tesi di chi, come il Nobel John Eccles, sostiene che l’intelligenza abbia per il 60 per cento base genetica. Secondo gli innatisti, appunto, geni si nasce e non c’è alcun modo per contrastare il proprio destino biologico. James Watson, lo scienziato che ha scoperto il Dna, si spinge ancora più in là. Riferisce che da studi sui topi è emerso che le cellule genetiche del maschio nella formazione del cervello contribuiscono a formare l’ippocampo, mentre quelle della femmina “partecipano” anche alla corteccia. «L’intelligenza, conclude Watson, non solo è ereditaria, ma proviene dalla donna». E conclude con una spiegazione di tipo evoluzionistico: il maschio impiega più energia nel trasmettere i caratteri della forza, per procurare il cibo. Allora i geni dovrebbero ringraziare la loro mamma? Certamente l’intelligenza ha basi biologiche, perché è l’espressione dell’attività nervosa, ma non esiste al momento nessuna prova concreta che l’intelligenza sia ereditaria. Oltretutto, l’ereditarietà presuppone lo studio di ogni singolo gene: troppi per poterli individuare. E comunque non è ancora stato fatto. La verità, come sempre, sta nel mezzo. L’ intelligenza è basata sulle funzioni delle cellule nervose, i neuroni, e sui collegamenti tra l’uno e l’altro, detti sinapsi. Non c’è dubbio che più sono le sinapsi, più si è favoriti, ma il numero delle sinapsi dipende in parte da fattori specifici, come gli ormoni, e in parte dalle esperienze che facciamo. È come per il computer: c’è la macchina, ma se non si inserisce nulla in memoria, non parte». Il cervello, cioè, è come un muscolo: più si utilizza, più funziona.
Speranze per tutti
Naturalmente più l’esercizio avviene in tenera età e più è efficace. Il cervello di un bambino infatti possiede lo stesso numero di neuroni di quello di un adulto. Sono le sinapsi che gli mancano: nei primi mesi di vita queste aumentano bruscamente, raggiungono il massimo tra uno e due anni (quando sono il 50 per cento in più della densità media dell’adulto), declinano tra due e sedici anni e poi rimangono costanti fino ai 70 anni. E i conti tornano: lo psicologo americano Colin Berry, che ha studiato le famiglie degli scienziati premiati con il Nobel, ha scoperto che la maggioranza di essi sono figli di professionisti e sono cresciuti in una grande città, cioè hanno avuto stimoli culturali molto intensi durante la prima infanzia. Tra i premi Nobel, tra l’altro, sono più numerosi gli ebrei che i protestanti e i cattolici. Questo, secondo Berry, perché la religione ebraica prescrive ai genitori di istruire i figli fin dalla più tenera età. Un analogo studio, fatto da Gardner, conferma sostanzialmente i risultati di Berry. In più, aggiunge che il genio solitamente vive anche una condizione di marginalità: Einstein e Freud erano ebrei in Paesi di lingua tedesca, la Graham una donna, Gandhi, Eliot e Picasso vivevano in Paesi di lingua diversa dalla loro.
Come amico, un disastro
Ma gli studi psicologici hanno stabilito anche che per essere un genio non basta una super-intelligenza. Sono altrettanto importanti il carattere, la determinazione, l’ambizione. Per questo l’Institute of Personality Assessment dell’università della California ha studiato i ritratti psicologici di un centinaio di uomini creativi di ogni epoca. Ed ecco il risultato: il genio ha fiducia in sé, prontezza nel cogliere le situazioni, dedizione ossessiva al lavoro, vita sociale e hobby praticamente inesistenti, originalità. Caratteristiche dai risvolti spesso negativi: la fiducia in sé per esempio si trasforma in narcisismo, una scarsa vita sociale genera egoismo e indifferenza verso gli altri (Eliot e Einstein), se non vero e proprio sadismo (Picasso). Nello stesso tempo però il genio ha bisogno degli altri, perché l’accettazione da parte della società è l’unico criterio affidabile che ha per misurare la sua creatività. Non esiste quindi genio senza la vanità del successo e dell’esibizione di sé, cioè un misto di egocentrismo e desiderio di conquistare il mondo. E forse a questo si riferiva Baudelaire: «Il genio è la capacità di ristabilire i contatti con la propria infanzia».

Fonte originale: Psiche e Soma
Geni si nasce o si diventa?
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“Sono il nuovo centrotavola””
“ Non preoccuparti solo di essere migliore dei tuoi contemporanei o dei tuoi predecessori. Cerca solo di essere migliore di te stesso.” ~ William Faulkner
Libro della settimana:
Fonte originale: Psiche e Soma
Un attimo di relax #171
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Ecco a voi un piccolo e comodo schema con tutte le informazioni necessarie sulle vitamine.
|
SU CHE COSA AGISCE |
DOVE SI TROVA |
QUANTA NE SERVE |
|
A
|
Agisce sulla sensibilità della retina, su sintesi delle proteine e pelle. Se manca si hanno calo di vista notturno, acne, malattie della pelle. |
Spinaci, carote, latte,
fegato, burro, oli di fegato
di pesce. Nei vegetali
si trova sotto forma di
betacarotene o di caroteni. |
Al dì ne servono 600 microgrammi alle donne,
700 agli uomini. Bastano 60
g di carote (purché condite
con un po’ d’olio o burro). |
| B1 |
Agisce sul metabolismo del
glucosio, sul sistema nervoso,
sul cuore. Se manca
(come si nota in molti anziani),
si rischiano nevriti. |
Crusca, arachidi, noci, datteri,
lievito, carne, legumi,
patate, pane integrale.
Il prosciutto crudo
ne è l’alimento più ricco. |
Ne servono 0,9 milligrammi
(mg) alla donna, 1,2 all’uomo.
Esempio: 100 g di pane
integrale con 100 g di fagioli
e 50 g di prosciutto crudo. |
| B6 |
Agisce sulla formazione del
sangue e sul sistema nervoso.
Se manca si rischiano
nevriti, malattie della pelle
con seborrea e acne. |
Cereali integrali, banane,
noci, lievito, prugne, pesce,
fagioli, pomodori. |
Servono dagli 0,4 mg (donne),
agli 0,7 mg al dì (uomini).
Cioè 2 porzioni di pane o
pasta integrale più un frutto
e una porzione di pomodori. |
| C |
Agisce sulla formazione
dei globuli rossi del sangue
e sul sistema nervoso.
Se non ce n’è abbastanza
si rischiano anemie. |
Fegato, cervello, rene, latte,
uova, lievito, carne. Chi
segue una dieta vegetariana
corre il pericolo di carenza,
ma può rimediare col lievito. |
Per uomini e donne la dose
giornaliera è di 2 microgrammi,
equivalenti
a 100 g di carne o 2 uova. |
| D |
Aiuta ad assorbire il calcio
e il fosforo, è necessaria
per crescere
e per proteggere i denti. |
Frutta fresca e verdure,
agrumi, kiwi, pomodori,
prezzemolo. |
Ne servono 45 mg al giorno
(di più se si fuma o se si è
stressati). Bastano 200 g
di broccoli o 100 di arance
o fragole o un kiwi. |
| E |
È antiossidante, protegge
le cellule e i tessuti.
Se manca, per esempio,
ci sono più rischi
in caso di gravidanza. |
Oli vegetali, sedano,
fegato, more, germe
di grano, legumi. |
Uomini e donne, 10 mg
al giorno. Cioè 2-3 cucchiai
di olio di mais o 5 di olio
di oliva oppure un cucchiaio
di olio di germe di grano. |
| K |
Collabora alla coagulazione
del sangue. |
Verza, fegato, pollo, oli
vegetali e soia. |
La flora intestinale
ne produce a sufficienza.
Si trova comunque
in molti alimenti, tra i quali
gli oli vegetali. |
La dieta ideale: due frutti e tre pugni di contorno
È possibile mangiare abbastanza vitamine senza ricorrere ai supplementi?
Non dimenticando l’importanza di carne e pesce, negli Usa hanno calcolato quanti vegetali servono per rifornirsi a sufficienza di vitamine. L’hanno chiamata dieta “take five”, cioè “prendi cinque” porzioni al giorno di frutta e verdura., ed è la quantità minima per coprire il fabbisogno quotidiano di vitamine ». Una porzione equivale a un frutto oppure a una quantità di verdura grossa come un pugno.
Il mistero dei vegetali.
La via migliore per procurarsi vitamine utili alla salute è di consumare vegetali, soprattutto verdure, in abbondanza. Sono proprio i vegetali, non i supplementi, a essersi dimostrati davvero capaci di prevenire molte malattie. Ma che differenza c’è tra le vitamine di frutta e verdura e quelle in pillole? Nei vegetali probabilmente si trovano, oltre alle vitamine, sostanze non ancora identificate con chiarezza. E che, tutte insieme, esercitano un’azione protettiva efficace.
L’importanza di cambiare.
Non basta consumare abbastanza frutta e verdura, però: bisogna anche variarne il tipo, perché è indispensabile, per essere certi di fare un rifornimento completo. L’ideale è mangiare ogni giorno due frutti e tre qualità di verdura diverse: per esempio, una porzione di insalata, un’altra di verdura cruda, una cotta.
Cinque novità al mese.
E per chi è portato a mangiare sempre le stesse cose, c’è un trucco: imporsi di assaggiare in un mese cinque tipi di frutta e verdura mai sperimentati prima. Purché di stagione, e non esotici.

Fonte originale: Psiche e Soma
L’abc delle vitamine
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012

Se l’uomo fosse efficiente come la mosca, fabbricherebbe 10 grammi di vitamina C al giorno. Invece non ne produce affatto. Se ruminasse come la mucca, saprebbe sintetizzare un altro gruppo indispensabile di vitamine, che si sciolgono nei grassi e perciò sono dette liposolubili. Macché: in questo campo siamo incapaci di cavarcela da soli e ci dimostriamo inferiori alla maggioranza degli animali. Gatti e cani vivono senza frutta e verdura, ricche di vitamine. Noi, se ci provassimo, moriremmo. E anche piuttosto dolorosamente. Se dovesse mancare nel nostro cibo la prima vitamina in ordine alfabetico, cioè la A (contenuta, tra l’altro, nell’olio di fegato di pesce, nel rosso d’uovo e nel burro), alcune cellule degli occhi comincerebbero a funzionare alla rovescia. Anziché produrre il muco che lubrifica la cornea, deporrebbero una proteina secca, la cheratina. Come se ci riempissero gli occhi di sabbia. La malattia è la xeroftalmia, che oltre un certo stadio porta alla cecità irreversibile. Insomma: è fuori strada chi crede che le vitamine servano soltanto contro il raffreddore. Hanno un ruolo ben più complesso. In comune hanno due cose: sono esogene, cioè il nostro corpo in genere non le produce, e se ne usano quantità minime, pochi milligrammi o microgrammi al giorno.
Una leggenda da sfatare
La questione è proprio questa: a un certo punto si è cominciato a pensare (alcuni ancora lo credono) che più vitamine si prendono, meglio è per la salute. Ma non è vero. Una ventina di anni fa, si scoprì che la vitamina A, oltre alle sue funzioni “normali” (mantiene integra la pelle e aiuta la funzione visiva), riusciva anche a regolare la riproduzione e moltiplicazione cellulare, il processo che si altera nel caso dei tumori. Scoperto questo, si pensò di provare gli effetti antitumorali delle vitamine (non soltanto la A) in dosi massicce. Con risultati sorprendenti, ma purtroppo in senso negativo. Fra gli studi epidemiologici più clamorosi, ce n’è uno finlandese (su 30 mila fumatori maschi) e uno americano, il cosiddetto Caret (25 mila maschi scelti fra fumatori e addetti alla lavorazione dell’amianto). Lo studio finlandese voleva provare se forti dosi di betacarotene (sostanza dalla quale il corpo umano ricava la vitamina A) e vitamina E potessero prevenire il cancro ai polmoni. Nel gruppo trattato con vitamina E si ottenne un’impennata di ictus emorragici mortali, in quello che riceveva betacarotene, invece, un eccesso di morti per tumore polmonare. Esattamente lo stesso effetto dello studio Caret. L’aumento dei tumori polmonari spinse a interrompere la ricerca dopo soli quattro anni, contro i dieci previsti. Conclusioni: per ora quantità supplementari di queste vitamine si sono rivelate inutili se non dannose.
Niente megadosi, dunque, meglio puntare sull’alimentazione. Ma in quali cibi si trovano le vitamine? Su quali organi agiscono? E che accade se mancano, o sono troppo abbondanti? Per rispondere (sfatando qualche pregiudizio) seguiamo il loro cammino cominciando dall’inizio, e cioè dalla prima colazione.
Al mattino? B, C e D
Al mattino, oltre al caffè, ci vogliono energie. Zuccheri, dunque. Per utilizzarli si ricorre ad alcune vitamine del gruppo B, che troviamo nel pane e nel latte. Senza la B1 e la B2 non avremmo energia. La B1 (o tiamina), produce acetilcolina, che permette alla cellula di utilizzare i carboidrati e influisce sulla velocità di trasmissione degli impulsi nervosi. Se manca, i muscoli, cuore compreso, non lavorano e la macchina umana si ferma. La carenza di tiamina (si trova nei cereali integrali, nel latte, nella frutta secca e in alcuni ortaggi, ma soprattutto nella carne) provoca il beri-beri, la “malattia della stanchezza”. Ai malati di beri-beri, per guarire, basta mangiare riso integrale (ricco di tiamina) anziché riso raffinato, mentre per far riprendere dal coma i casi più gravi si somministra vitamina B1 in alte dosi.
Nel latte intero troviamo la vitamina B2 (o riboflavina): aiuta a trasferire energia alle cellule per la sintesi delle proteine e si concentra nel fegato. Come tutte le vitamine del gruppo B è piuttosto delicata: sensibile soprattutto alla luce. Buona idea, dunque, confezionare il latte nel cartone anziché nelle bottiglie trasparenti. A proposito di latte: mentre lo beviamo, se c’è un po’ di sole, mettiamoci alla finestra. Rinforza le ossa. Il corpo umano, infatti, è in grado di sintetizzare, attraverso la pelle, una parte di vitamina D (o calciferolo, contenuta anche nel latte) partendo dalla luce solare. Più l’epidermide è bianca, maggiore è la capacità di produrre calciferolo: in un nordico è doppia rispetto a un africano. Semplice il motivo. Poiché in Africa il sole è più efficace, la pelle scura fa da filtro per evitare l’eccesso di vitamina D, che provocherebbe sete, pruriti, diarree, depositi di calcio nelle vene e nei reni.
Kiwi antiveleno
I dietologi insistono perché al mattino si consumi frutta, meglio se agrumi o kiwi, che contengono vitamina C, l’acido ascorbico. È una vitamina di pronto intervento: tampona l’azione nociva dei radicali liberi a mano a mano che si formano. Le scorte vanno rinnovate di freuente: abbiamo un’autonomia massima di due o tre giorni. Partecipa alla produzione di anticorpi (ecco perché è anti-infettiva), inattiva alcune tossine, protegge da veleni come fosforo e benzolo, aiuta ad assorbire il ferro. Per averne abbastanza è sufficiente mangiare frutta al mattino, verdura cruda a pranzo e a cena.
Non sempre l’olio fa bene
Contenuta nel germe dei cereali, nelle uova e negli ortaggi a foglie (broccoli, broccoletti, spinaci), la vitamina E, o tocoferolo, protegge dalla degradazione la vitamina A e dall’ossidazione i grassi polinsaturi (quelli, per intenderci, dell’olio di semi), fino a qualche anno fa considerati capaci di difendere cuore e arterie da infarti e aterosclerosi. Ma ora si è scoperto che troppi grassi polinsaturi, soprattutto se ossidati perché accompagnati da poca vitamina E, sono dannosissimi. Durante la giornata è anche bene fare scorte di pro-vitamina A, o retinolo, non solo per la vista, ma anche per conservare la pelle integra. Alcuni alimenti la contengono direttamente (uova, latticini, burro, carne), altri sono ricchi del suo precursore (il betacarotene della frutta e della verdura di colore giallo-arancio: albicocche, cachi, zucca e carote). Sulla pelle, una crema alla vitamina A viene usata per curare ittiosi e ipercheratosi (cioè un ispessimento dello strato corneo), serve anche come efficace antirughe (mai però sotto il sole: in crema, la vitamina A rende la pelle sensibile alla luce e può macchiarla indelebilmente). Resta un’ultima vitamina liposolubile, la K. L’uomo ne produce quantità più che sufficienti: la sintetizzano, infatti, i batteri della flora intestinale. Una cura di antibiotici potrebbe distruggere la flora batterica e privare l’organismo della vitamina K, che interviene nel processo di coagulazione del sangue. Se non prescritti dal medico, però, vietatissimi i supplementi: un sovradosaggio può avere gravi effetti su cuore e circolazione.
A pranzo: carne o pesce
A pranzo e cena, mangiando carne o pesce ci riforniamo di altre vitamine del gruppo B: per esempio la B3, o niacina. È chiamata anche PP, cioè “pellagra preventiva”, perché chi ne aveva una forte carenza veniva colpito dalla malattia, che attacca pelle, apparato gastrointestinale e sistema nervoso centrale. La vitamina PP aiuta a produrre e utilizzare le proteine. Per averne abbastanza, bisogna mangiare almeno mezza porzione di secondo a pranzo e una porzione a cena. Quanto alle altre vitamine del gruppo B, la B5 (acido pantotenico), la B6 (piridossina), la B12 (cobalamina) entrano nel metabolismo dei nutrienti, nell’utilizzo di altre sostanze (la B6 e la B12 sono antianemiche, per esempio), nella sintesi del Dna e nella riproduzione cellulare. Molto importante, infine, l’acido folico, che lavora con la vitamina B12. Se manca durante la gravidanza, può dare malformazioni al feto. Il rischio più alto è la spina bifida, che colpisce 4 neonati su mille: uno studio americano su 23 mila donne ha confermato che il supplemento di acido folico nei tre mesi precedenti il concepimento e nei primi tre mesi di gravidanza riduce del 75 per cento il rischio di questa malformazione. Fuori dalla gravidanza, comunque, i supplementi non servono.
Conclusione
Alla fine della giornata è una sola. Le vitamine ci consentono di vivere.Ci servono in quantità minime. Il limite di flessibilità dell’organismo di fronte a dosi massicce dev’essere valutato con molta attenzione. E i supplementi? Forse in futuro riusciremo a scoprire cocktail di vitamine sintetiche calibrati in maniera tale da poter davvero curare o prevenire malattie. Per ora, la scienza non ha ottenuto risultati. Non ci resta che mangiare con intelligenza.

Fonte originale: Psiche e Soma
Vitamine: vero e falso.
Scritto da Noemi | Sotto salute
sabato 7 gennaio, 2012
Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“Che sonno!””
“ La felicità e l’infelicità degli uomini dipende tanto dalla loro buona sorte quanto dal loro umore.” ~ François De La Rochefoucauld
Libro della settimana:
Fonte originale: Psiche e Soma
Un attimo di relax #170