Blog Dietetico |

La dieta è uno stile di vita!

La scelta della carne in una sana alimentazione.

Domenica 22 Marzo, 2009

Negli ultimi decenni si parla molto del consumo di carni rosse e dell’uso eccessivo che si fa nella società del benessere di proteine animali. Questo come si sa, ha portato all’incremento di alcune patologie come alti tassi di colesterolo e alcune forme tumorali che sono emerse da studi fatti negli ultimi decenni.
Ultimamente da studi effettuati dal Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School di Boston è emerso che un incremento del consumo di carne rossa può portare a sviluppare il cancro alla mammella.
Altri studi finanziati dall’Oms e condotti dall’«European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition», hanno reso noto nella rivista del National Cancer Institute, che c’è una larga incidenza di cancro all’intestino in chi consuma molta carne rossa.
E’ difficile però poter cambiare radicalmente le proprie abitudini alimentari, soprattutto se si è abituati a mangiare da sempre carne e a questa spesso è difficile rinunciare a favore di un uso di proteine alternative quali la soia, i legumi e i loro derivati.
E’ utile però sapere, se non si vuole rinunciare a mangiare carne, che esiste una grossa differenza tra la carne proveniente da allevamenti biologici e quella proveniente da allevamenti intensivi.
Quello che differenzia un allevamento biologico da uno intensivo è la possibilità di pascolo, l’impiego di foraggi in sostituzione di mangimi di origine industriale e la cosa più importante, la rinuncia ai farmaci di sintesi.
Infatti, al fine di prevenire l’insorgere di gravi epidemie legate ad una esasperata concentrazione degli animali negli allevamenti convenzionali, necessariamente si somministrano di routine grandi quantità di chemioterapici. Inoltre, in questi allevamenti gli antibiotici vengono regolarmente aggiunti al mangime anche per incrementare il peso degli animali, oltre alla somministrazione di ormoni quali veri e propri fattori artificiali di crescita.
E’ utile inoltre sapere che ad esempio, la cosidetta fettina di vitello che presenta un colore chiaro è il risultato di vitelli che vengono mantenuti volutamente in uno stato anemico e nutriti con polvere di latte e speciali additivi in grado di evitare che la carne assuma la colorazione rossastra.
Se proprio si desidera mangiare carne è utile avere una corretta informazione e rivolgersi possibilmente ad allevamenti biologici certificati per evitare di mangiare un cibo sicuramente proteico ma ricco di residui tossici così dannosi per la salute.
In linea generale si consiglia un uso minimo di carni rosse e un maggiore consumo di proteine vegetali, quindi più consumo di cereali integrali, di soia e di legumi ovviamente integrati con l’introduzione di ortaggi e frutta fresca possibilmente di origine biologica.

Foto di Kenyai


Allarme obesità: più frutta e verdura a tavola!

Lunedì 16 Marzo, 2009

Una alimentazione carente di frutta e verdura porta inevitabilmente ad una insufficiente assunzione di vitamine normalmente necessarie per i fabbisogni dell’organismo, nel quale regolano una serie di reazioni metaboliche. Uno dei principali difetti dell’alimentazione di molti italiani è l’eccessivo apporto di grassi e zuccheri, a fronte di una scarsità di vitamine e altri importanti elementi organici presenti in abbondanza nella frutta e nella verdura.
Uno dei rischi della società cosiddetta “del benessere” è l’obesità, una malattia cronica dovuta ad un eccesso di peso che può comportare complicanze cardiovascolari e dell’apparato muscolo-scheletrico nonché aumentare il rischio di patologie croniche quali diabete, problemi cardiocircolatori, ipertensione e infarto.
Nel commentare la proposta formulata in Inghilterra nel corso della British Medical Association a Clydebank, la Coldiretti ha affermato che, piuttosto che tassare la cioccolata è meglio promuovere il consumo della frutta e dei principi della dieta mediterranea che possono contribuire in modo decisivo alla lotta al sovrappeso e all’obesità e aiutano nella prevenzione di numerose malattie.
Il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura, avvenuto negli ultimi cinque anni, con una tendenza all’abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nelle giovani generazioni, sta mettendo a rischio - sostiene la Coldiretti - la “forma” e la salute degli italiani.
Secondo recenti studi pubblicati sul British Medical Journal dell’universita’ di Firenze, la dieta mediterranea riduce del 13 per cento l’incidenza del Parkinson e dell’Alzheimer, del 9 per cento quella per problemi cardiovascolari e del 6 per cento quella del cancro.
Occorre pertanto - conclude la Coldiretti - intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu’, anche nelle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole.
Per una dieta equilibrata è quindi consigliabile consumare quanta più frutta e verdura, specie se di provenienza biologica. Questi alimenti dovrebbero essere considerati da tutti come le nostre “medicine naturali” proprio perché possiedono notevoli proprietà medicinali, soprattutto se consumati crudi.

Non far mancare in tavola ogni giorno questi alimenti è la migliore cura di salute e bellezza.


Api: pericolo di estinzione!

Venerdì 13 Marzo, 2009

Abeja (Apis mellifera)

Negli ultimi anni si sta andando incontro ad un fenomeno particolarmente grave che è quello dell’estinzione delle api. In alcune aree degli Stati Uniti si è arrivati addirittura all’estinzione del patrimonio apistico del 90%. I ricercatori statunitensi sono propensi a credere che la causa sia da ricercare nell’uso indiscriminato di pesticidi che si fa nell’agricoltura convenzionale.
La scomparsa delle api è stata inoltre attribuita anche al cambiamento climatico di questi ultimi anni. C’è da sottolineare comunque, che le api sono da sempre state indicatori naturali di salubrità ambientale e risentono naturalmente di ogni forma di inquinamento.
In Italia la situazione appare allarmante: solo in Lombardia, la scomparsa delle api ha raggiunto picchi del 50%.
Il problema è tanto più grave in quanto non è a rischio soltanto la produzione del miele ma anche la coltivazione di molti alberi da frutta e di ortaggi.
E’ necessario intensificare la ricerca sulle cause della scomparsa delle api dopo che si è verificata un riduzione variabile dal 30 al 50 per cento del patrimonio apistico nazionale ed europeo. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al ritorno delle api tra i mandorli in fiore della California secondo il britannico Economist dopo l’allarme scattato in tutto il mondo per la loro moria, che mette a rischio non solo la produzione di miele ma anche l’equilibrio naturale globale con effetti sulla salute ma anche sull’alimentazione, che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80 per cento.

Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza, dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api.

Solo in Italia nel 2008 c’è stato un notevole calo di produzione di miele che compromette anche l’immagine di un paese da sempre noto per la produzione di svariate tipologie di mieli unici e pregiati.


Dimagrire: questione di calorie o di cibi?

Domenica 8 Marzo, 2009

Seconso una notizia pubblicata sul’ansa non ha importanza se in una dieta si sceglie di diminuire grassi, carboidrati o proteine. Quello che conta e’ ridurre le calorie. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e condotto da un gruppo di scienziati guidati da Frank Sacks della Harvard School of Public Health di Boston, Stati Uniti. Piu’ di 800 persone in sovrappeso sono state assegnate a quattro diete diverse in cui venivano ridotte le calorie attraverso una certa combinazione di diminuzione di grassi, carboidrati o proteine. In totale, ogni tipo di dieta tagliava 750 calorie a persona in modo che ogni soggetto non assumesse meno di 1200 calorie al giorno. A sei mesi dall’inizio della dieta, in media ogni soggetto sovrappeso aveva perso circa 6 chilogrammi. Alla fine dello studio, dopo due anni, ogni gruppo aveva perso circa lo stesso peso, con una media per persona di circa 4 chilogrammi in meno. Secondo Sacks, ”la buona riuscita di una dieta non dipende dal tipo di alimentazione che si segue, ma dal comportamento di ciascun individuo ed e’ su questo che bisognerebbe puntare di piu’ l’attenzione”.

Ok, mettiamo che sia sensata questa notizia, ma vorrei proporti unaa domanda per riflettere un po’: sta meglio chi dimagrisce mangiando tre hamburger al giorno o altro dal più vicino fast food o chi lo fa seguendo una sana dieta mediterranea?

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Orto fai da te.

Venerdì 27 Febbraio, 2009

frutta e verdura

Avere un piccolo orto fai da te in cui far crescere frutta e verdura significa un’alternativa alla claustrofobia dell’appartamento. Sono sempre di più le persone e soprattutto gli  abitanti  delle grandi città che per evadere dallo smog delle città e per trovare uno spazio in cui potersi rilassare e godere dell’aria pura, coltivano da sè anche piccoli fazzoletti di terra in cui poter coltivare prodotti quanto più possibile genuini e possibilmente esenti da pesticidi nocivi,  un modo alternativo quindi per garantire la qualità e la sicurezza del cibo.

Da una analisi della Coldiretti emerge che quasi quattro italiani su dieci dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare. Un esempio di questo tipo è offerto dalla Gran Bretagna dove il National Trust, davanti a una lista di attesa di 100mila persone, ha deciso di usare la terra delle dimore storiche per dare ai britannici la possibilita’ di coltivarsi frutta e verdura in proprio.

Si tratta  di un hobby che - sottolinea la Coldiretti - coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani considerato che è praticato da piu’ di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l’interesse aumenta con l’età e raggiunge quasi la metà degli over 65.

A livello territoriale il fenomeno  è molto diffuso al nord come in Veneto, Valle d’Aosta, e Friuli Venezia Giulia dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.

Una opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all’aria aperta ma anche di semplici terrazzi grazie all’offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso. Non solo dunque piante, fiori, basilico, rosmarino e mentuccia, ma anche  pomodori, zucchine e lattuga. Le novità offerte sul mercato per preparare l’orto in terrazzo - afferma la Coldiretti - sono molte e non c’è che da scegliere tra peperoni, cetrioli, melanzane, peperoncini piccanti dalle mille forme, rotondi, a cono, a campana , pomodori con i frutti piccoli e dolci, fagiolini e ogni tipo di ortaggio capace di crescere in vaso.


Cibi avariati: pericolo per la salute degli italiani!

Lunedì 23 Febbraio, 2009

Rembrandt Kebab

Ormai la sofisticazione alimentare sta dilagando e la cosa più preoccupante è che non esiste ancora in Italia una seria legislazione in grado di salvaguardare il cittadino in questo settore.

In realtà quello che non viene ancora salvaguardato è l’intero sistema alimentare che continua a produrre - al di là delle sofisticazioni - cibo di cattiva qualità che continua a contenere conservanti e olii idrogenati di indubbia provenienza dannosissimi per la nostra salute.

Quindi è un discorso che va affontato all’origine oltre che all’arrivo delle merci contaminate. Noi non teniamo conto che i cibi sono composti da molte sostanze, e che parte di queste sono assolutamente nocive tanto da essere incriminate nell’insorgenza di molti tumori e malattie cardiovascolari.

“Ben un reato su quattro per frode e sofisticazione alimentare è stato commesso nel 2008 da titolari di esercizi, bar e ristoranti stranieri, nonostante rappresentino una esigua minoranza in Italia.”

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dell ’Ordinanza contenente l’elenco delle sentenze penali passate in giudicato e prevenute nel corso dell’anno 2008 a carico di produttori alimentari, condannati per reati di frode e sofisticazioni alimentari, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 2009.

Tra i tipi di reato segnalati - sottolinea la Coldiretti - si possono evidenziare la vendita di kebab in cattivo stato di conservazione, di spiedini di pollo nocivi per la presenza di salmonella, di ravioli cinesi farciti con imballaggi inidonei per gli alimenti, di panini insudiciati perché contenenti feci di ratto, di mitili e cozze con cariche microbiche di coliformi fecali superiori ai limiti consentiti.

Le sentenze di condanna - continua la Coldiretti - nel 2008 sono complessivamente 81, di cui 61 a carico di imprenditori italiani, 13 a carico di imprenditori cinesi, 2 a carico di imprenditori pakistani. Risultano condannati, inoltre, 1 imprenditore egiziano, 1 peruviano, 1 dello Sri Lanka, 1 di Singapore, 1 del Marocco.

Si tratta  di un riscontro oggettivo dell’esigenza di stringere i controlli sulla sicurezza alimentare nell’offerta di cibi che evidenziano in Italia una rapida e incontrollata crescita ed utilizzano spesso come ingredienti prodotti di importazioni che non garantiscono gli stessi standard di quelli nazionali. E’ il caso ad esempio del la Cina che è  il Paese che ha ricevuto dall’Unione Europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, sulla base della Relazione sul sistema di allerta per alimenti e mangimi.

Di fronte all’estendersi dell’allarme sui rischi dei prodotti provenienti dall’estero è importante stringere i controlli, ma anche estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini.


Fabbisogno calorico raccomandato.

Lunedì 23 Febbraio, 2009

Il Dott. Qualunquis: “Ok, signora Sempronis, lei è alto 1,68m, ha 42 anni, il suo peso attuale è di 70kg, e il suo lavoro è sedentario. Pertanto necessita di 1650 kcal giornaliere per mantenere il suo peso e di 1150 kcal giornaliere per scendere a 65 kg in dieci settimane.
Suona quasi plausibile, non è vero? E se la signora Sempronis riuscirà a bruciare ogni giorno 1650kcal, allora l’esperto avrà detto la verità.
Ma naturalmente il nostro dispendio energetico, ovvero quante calorie bruciamo, varia anche di molto di giorno in giorno. Se la signora Sempronis il sabato lo passa facendo scalate, escursioni e lottando con gli orsi ( può essere!) potrebbe aver bisogno di 4000 kcal per arrivare a fine giornata. Poi la domenica la signora Sempronis e I suoi muscoli decidono di stravvaccarsi sul divano tutto il giorno, e il suo fabbisogno energetico si riduce drasticamente, più o meno intorno alle 1200 kcal. Perciò, steso corpo, esigenze differenti.
Il fabbisogno dell’organismo varia ogni giorno ed per questo che cerco di invogliare le persone ad imparare a capire quale sia il proprio invece di affidarsi a delle tabelle generiche. Qual’è il punto? Una scienza che ci dice di seguire un regime alimentare non adatto a noi non è una scienza intelligente.

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Vitamine: quali sono i rischi?

Domenica 22 Febbraio, 2009

Vitamine ...

Ultimamente ci arrivano spesso notizie riguardanti l’effettiva efficacia legata all’assunzione  dei complessi vitaminici. Una notizia dell’Ansa ci riporta per l’ennesima volta sull’argomento e ci induce a riflettere circa l’utilita’ dei complessi multi-vitaminici per rafforzare il sistema immunitario e prevenire malattie gravi quali tumori o patologie cardiovascolari: a dedicare al tema un vasto approfondimento e’ il ‘New York Times’ che fa il punto sugli ultimi studi in materia. Recenti ricerche suggeriscono addirittura un potenziale aumento dei rischi di sviluppare alcuni tipi di cancro a fronte dell’assunzione regolare di vitamine in pillole. Un’indagine dell’universita’ del North Carolina ha a questo proposito osservato come in esperimenti su topi con tumore cerebrale e’ risultato che i ratti che seguivano una dieta a basso contenuto vitaminico avevano tumori piu’ piccoli degli animali che consumavano molte vitamine. Alcuni esperti, tra cui Peter Gann dell’universita’ dell’Illinois sospettano che ”molte vitamine antiossidanti siano in realta’ anche ‘ossidanti”, che possano cioe’ in determinati contesti organici causare piu’ problemi di salute che prevenirli”. Ma la maggior parte delle ricerche ha sinora piu’ che altro concluso che un regime multi-vitaminico e’ inutile per quanto riguarda la prevenzione di malattie croniche o gravi: e’ il caso dello studio condotto su 160.000 donne, il ‘Women health initiative’ che non ha riscontrato alcun beneficio nell’uso dei supplementi. Un’ eccezione e’ il consumo di calcio in pasticche: la sua assunzione regolare abbasserebbe i rischi di polipi del colon precancerosi del 15%. Eppure, nonostante la mancanza di certezze sulla loro efficacia, circa la meta’ degli americani adulti usa qualche tipo di vitamina per un costo di 23 miliardi di dollari l’anno.


Gli indiani nell’agricoltura italiana.

Venerdì 20 Febbraio, 2009

A cow [15/365]

La presenza degli indiani negli allevamenti italiani è diventata di straordinaria importanza.
Sono quasi diecimila (9832) gli indiani immigrati che lavorano regolarmente in agricoltura soprattutto negli allevamenti dove senza di loro sarebbe a rischio la produzione dei grandi formaggi italiani: dal parmigiano reggiano al grana padano, dal pecorino romano al provolone. E’ quanto afferma la Coldiretti nel condannare il gravissimo episodio criminale a danno dell’immigrato dall’india che si è verificato a Roma.

Gli indiani - sottolinea la Coldiretti - sono in forte crescita tra i 98mila lavoratori agricoli extracomunitari presenti nell’agricoltura italiana e rappresentano la seconda principale componente dopo gli albanesi e prima dei marocchini.

Il lavoro degli immigrati indiani - precisa la Coldiretti - è particolarmente apprezzato negli allevamenti per l’attività di mungitura e di gestione delle stalle dove hanno sostituito la tradizionale opera dei “bergamini”, una figura storica nelle aziende della pianura padana.

La presenza dei lavoratori indiani e degli altri extracomunitari è essenziale per il successo del Made in Italy agroalimentare come dimostra la presenza nelle campagne del 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.

Il fatto che siano saliti i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra - conclude la Coldiretti - la determinazione della stragrande maggioranza dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità.


Key Auntie: il vino Chianti che arriva dagli U.S.A.

Giovedì 19 Febbraio, 2009

wine will you be ready?

I prodotti made in Italy sono da sempre imitati all’estero. L’ultimo falso Chianti arrivato sul mercato si chiama Key Auntie è prodotto negli Stati Uniti e fa leva sulla pronuncia inglese del nome per ingannare i consumatori. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta di un vino prodotto dalla Scatter Creek Winery al prezzo di 14,5 dollari alla bottiglia.

Un prodotto che può essere facilmente acquistato su internet e che viene descritto come eccellente per accompagnare la cucina italiana dalla ditta produttrice. Peraltro - continua la Coldiretti - una edizione speciale 2009 è stata realizzata per celebrare l’elezione del presidente degli Stati unti Barak Obama.

Ma imitazioni del vero Chianti Made in Italy sono molto diffuse in tutto il mondo e in California è la Forest Ville a mettere sul mercato dell’improbabile Sangiovese - Chianti, scovato dalla Coldiretti. Si tratta della conferma del fatto che - sottolinea la Coldiretti - il Chianti è il vino italiano piu’ amato, ma anche piu’ imitato all’estero dove sono molte diffuse imitazioni che mettono a rischio l’immagine del prodotto.

All’estero sono falsi piu’ tre prodotti alimentari “italiani” su quattro, con le esportazioni dall’Italia che raggiungono il valore di 18 miliardi di euro e rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy che vale oltre 50 miliardi di euro. La pirateria agroalimentare internazionale - denuncia la Coldiretti - utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai vini ai formaggi, dai salumi ai biscotti, dall’olio di oliva ai condimenti. Il rischio reale - conclude la Coldiretti - è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. Per questo la tutela delle denominazioni di origine è una priorità nell’ambito dei negoziati sul commercio internazionale del Wto.

E’ vero che i prodotti italiani sono legati ad una tradizione così millenaria che è difficilissimo imitarli. Ma per quanto tempo ancora?


La crisi non tocca i prodotti doc e i cibi biologici

Mercoledì 18 Febbraio, 2009

bioexpress

Gli italiani non rinunciano alla buona tavola e nonostante la crisi aumenta del 6 per cento la spesa delle famiglie in vini a denominazione di origine nel 2008 e cresce dell’8 per cento la percentuale dei cittadini che acquista regolarmente prodotti a denominazione di origine (sono il 28 per cento) e del 23 per cento di quelli che comperano cibi biologici, i quali però interessano una fetta piu’ ridotta della popolazione (il 16 per cento). E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti - Swg sulle abitudini alimentari degli italiani.

Si tratta di settori di eccellenza del Made in Italy in cui l’Italia detiene il primato a livello comunitario con cinquantamila aziende biologiche che coltivano oltre un milione di ettari, ben 176 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e 4396 specialità tradizionali censite dalle regioni. L’Italia - precisa la Coldiretti - è diventato, con il sorpasso sulla Francia, anche il primo produttore mondiale di vino e sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

In generale, le esportazioni dell’agroalimentare italiano sono quelle con un segno positivo più alto (+ 10 per cento) mentre i consumi alimentari interni nel 2008, a differenza di altri settori, sono gli unici che - sostiene la Coldiretti - complessivamente hanno retto.

I risultati confermano le analisi del Censis sulla ripresa dei consumi e sulle grandi potenzialità del Made in Italy in tempi di crisi ma evidenziano anche - conclude la Coldiretti - che il crollo di redditi in agricoltura non dipende dalla crisi generale ma dalla inefficienza della filiera lungo la quale i prezzi che moltiplicano di cinque volte dal campo alla tavola.


Misure addominali.

Lunedì 16 Febbraio, 2009

Un giorno stavo chiacchierando con uno dei miei allenatori,che ad un certo punto mi ha chiesto quale fosse il mio girovita. Voleva mostrarmi una tabella che poteva misurare il mio grado di salute attraverso la misura del girovita appunto.

Secondo la “scienza”, lo scaglione di persone con una misura addominale di 101,16 cm o superiore è a rischio, e le donne con un girovita maggiore di 88,9 cm corre un rischio ancora più alto. Per fortuna io sono al di sotto della zona di pericolo, ma queste tabelle sono poco precise. Sono solo vagamente indicative ma non significano nulla nel caso specifico del peso e dele misure di un determinato individuo.
Secondo voi i 101,6 cm di un ragazzo alto 1,80m sono valgono quanto quelli di uno più basso di 15cm? Oppure di un uomo alto 1,95m? Quindi queste tabelle vanno considerate una valutazione di rischio per la salute.

La misura del giro vita può rappresentare un indicatore di potenziale rischio per la nostra salute? Qualche volta. Per qualcuno. E’ bene usare una misura di riferimento per valutare una soglia di rischio per la salute per l’intera popolazione? Ehmmm…no. Potrebbe essere corretto il fatto che chi ha più pancia corre più rischi di chi ne ha di meno? Certamente.

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Quando è il momento di inziare una dieta?

Giovedì 15 Gennaio, 2009

Come dice giustamente un mio amico (che involontariamente mi ha segnalato la fonte di questo post) “L’obesità è una malattia grave… sdrammatizziamo un po’ con queste immagini, ma allo stesso tempo riflettiamo.”
Ecco allora alcuni segni che vi faranno capire quando è giunta l’ora di mettersi a dieta!

Quando le gambe si abbronzano a metà per via dell’ombra proiettata dalla pancia.

Quando il collo è più largo della faccia.

Quando non si resce a capire se sei un uomo o una donna…

Quando pesi più del tuo motorino.

Quando la pancia fuoriesce dal vestito.

Quando i cartelli publicitari riescono a leggere quello che pensi (”Am I too big?” ovvero “Sono troppo grosso?”)

In questi casi mi sa che come minimo occorre una buona dieta e tanta attività fisica… :)

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Il migliore del 2008, per un miglior 2009 - Alimenti a calorie negative!

Mercoledì 31 Dicembre, 2008


Aderisco all’inziativa di Psiche e Soma e propongo il miglior articolo del 2008:
Alimenti a calorie negative!
Perchè? Oltre ad aver ricevuto più di 10.000 visite, ti suggerisce cibi ti fanno dimagrire mangiando! Miracolooooo! :)
Invito anche aalcuni blogger a partecipare a questa bella inziativa: Maestro Alberto, Arielkai, Airdave e Il rock!

Felice Anno Nuovo!


La dieta a Natale??

Martedì 23 Dicembre, 2008

Qualche piccolo consiglio (in fondo niente più che un po’ di buon senso) vi consentirà di non privarvi dei piaceri dei cibi natalizi e di non mettere su troppo peso (2-3 chili non fanno poi così male!).

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