Scritto da DanieleMD | Sotto Uncategorized
Martedì 9 Giugno, 2009

L’espressività grafica dei bambini è un linguaggio che risale a tempi antichissimi: basti pensare che nel suo dipinto del Cinquecento Ritratto di fanciullo con disegno Giovanni Francesco Caroto ritrae un ragazzo mentre mostra un suo disegno raffigurante una figura umana, tratteggiata in maniera simile a quanto farebbe un bambino del nostro tempo. A distanza di ben cinquecento anni l’espressione grafica dell’infanzia non sembra essere mutata.
Al di là delle mode del momento, si tratta di un argomento di estremo interesse sia nel campo dell’arte che in quello della psicologia, sempre fecondo di stimoli e approcci innovativi.
Ad affrontare questo tema nella Mostra guidata sul disegno infantile Ars Pueri è Nunzia Tarantini, psicologo sperimentale e psicoterapeuta, docente di Psicologia e simbologia dell’architettura nelle Accademie di Belle Arti di Bari e Lecce. Tramite un approccio di tipo simbolico o interpretativo, cercherà i significati psicologici e i processi emotivi del bambino e dell’adolescente che con tutto se stesso si immerge nell’immagine che prende forma davanti ai suoi occhi. Mostrerà dunque come i disegni infantili esprimono la personalità, le dinamiche interiori, i conflitti interni e le paure proprie dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il disegno infantile verrà letto proprio come si fa con un sogno o come il gioco dei bambini: sarà decifrato attraverso un codice interpretativo che fa riferimento alle dinamiche inconsce.
La mostra guidata sul disegno infantile si terrà Sabato 13 Giugno dalla 15 alle 20.00 a Conversano (Ba) presso la Scuola Secondaria di I Grado F. Carelli in Via Risorgimento 22.
Dopo la Mostra il sito www.arspueri.it raccoglierà materiali e spunti dall’evento.
Invito tutti i miei lettori a partecipare a questo evento.
Scritto da DanieleMD | Sotto Uncategorized
Mercoledì 20 Maggio, 2009
Partecipo al mio primo e unico contest dalla nascita di blogdietetico.com solo perchè Airdave è il mio webmaster e ha minacciato di cancellarmi il blog… quindi eccomi qui felice di partecipare e di informare gli altri miei colleghi blogger che Musica Airdave.it e Oro del salento (Prodotti tipici di Puglia) regalano un iPod Touch da 8 GB. Trovate tutte le informazioni cliccando qua.
L’occasione è unica, scade il 9 Giugno 2009 e le possibilità di vincere sono molto alte quindi non vi resta che partecipare!
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Scritto da carmendlv | Sotto alimentazione
Mercoledì 8 Aprile, 2009

Il Ministero austriaco per l’agricoltura e la salute ha commissionato uno studio che ha messo in luce come la capacità riproduttiva possa essere compromessa a seguito di una alimentazione a base di organismi geneticamente modificati. Da questo studio è emerso che topi alimentati con mais ogm hanno generato una prole nella terza e quarta generazione con notevole riduzione sia del peso che del numero di prole; al contrario i topi alimentati con mais non modificato geneticamente non hanno presentato alterazioni nella riproduzione.
Questo studio diffuso dal governo austriaco ha messo in luce come allo stato attuale non esistono ancora studi clinici effettuati sull’uomo riguardo all’alimentazione con cibi ogm. Uno dei pochi esperimenti che è stato fatto negli ultimi tempi ha evidenziato che il materiale genetico di soia ogm trasferito nel Dna di batteri intestinali dell’uomo ha continuato ad essere vitale, e questo dimostra come anche a distanza di tempo dall’assunzione di cibo ogm, le proteine modificate continuano ad essere presenti nel nostro organismo.
In Gran Bretagna è stato evidenziato un notevole aumento di allergie legate all’assunzione di soia ogm che al contrario non si manifestano con l’assunzione di soia non modificata geneticamente.
In America i cibi ogm sono diffusi ormai da anni, ma sin dall’inizio non ci sono state informazioni tali da poter affermare che esistevano differenze tra i cibi modificati geneticamente e quelli convenzionali.
In Italia, quasi tre italiani su quattro che esprimono una opinione (72 per cento) ritengono che i cibi con organismi geneticamente modificati sono meno salutari di quelli tradizionali ed è pertanto necessario difendere la produzione Made in Italy dai rischi di inquinamento, a partire dalle sementi.
E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base di una indagine Swg nel commentare l’approvazione, da parte della Commissione europea, del rapporto sulla coesistenza tra le colture geneticamente modificate e l’agricoltura tradizionale e biologica, nel quale si annuncia la prossima presentazione di un testo legislativo sui limiti da porre in etichetta circa la presenza di ogm.
Nonostante la crisi economica la grande maggioranza dei cittadini non giudica la diffusione degli organismi geneticamente modificati una soluzione positiva e al contrario si rafforza l’opposizione da parte degli italiani (+ 5,2 per cento).
Le coltivazioni Ogm nel mondo non solo non hanno risolto il problema della fame, ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero di molti Paesi in via di Sviluppo, afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’Italia con i primati conquistati qualitativi e nella sicurezza alimentare nell’agroalimentare ha peraltro una ragione in piu’ per rispettare il principio della precauzione nei confronti dei consumatori che mostrano una forte opposizione agli Ogm.
Non esistono allo stato attuale studi a lungo termine su quelli che possono essere gli effetti legati all’assunzione di cibi modificati geneticamente. La gente non sa se i cibi ogm possono provocare malattie comuni o se - e questa cosa è ancora più grave - i loro effetti possono comparire dopo lungo tempo dall’assunzione del cibo. Il cittadino teme che la salute di tutti possa essere messa a rischio in nome del profitto senza che ci siano sistematici monitoraggi in grado di garantire una effettiva conoscenza del problema.
Scritto da carmendlv | Sotto alimentazione
Sabato 4 Aprile, 2009

Il germe del grano – e degli altri cereali – costituisce una piccola parte del chicco, ma la presenza di sostanze nutritive preziose è così predominante nel germe da renderlo, sotto certi aspetti, la parte più importante.
All’analisi chimica risultano di particolare importanza la vitamina E, gli acidi grassi insaturi, sali minerali e vitamine del gruppo B. Purtroppo con le operazioni di raffinazione della farina sempre più totale sino ad arrivare alla farina 00 che ritroviamo ormai in quasi tutte le preparazioni alimentari, oltre all’eliminazione della crusca, viene eliminato anche il germe di grano. Il problema è che il germe di grano compromette la conservabilità del grano macinato in quanto subentra l’irrancidimento dei lipidi di cui il germe è ricco entro qualche giorno dalla molitura.
Se nella nostra alimentazione introducessimo regolarmente pane e riso integrale e altri cereali nella loro forma completa non denaturata, povera quindi di numerosi sali minerali e oligoelementi, noi potremmo ignorare tranquillamente l’esistenza degli integratori alimentari.
Il germe di grano in forma di integratore alimentare, può costituire un valido aiuto per arricchire la nostra dieta durante tutto l’anno, oppure ad ogni cambio di stagione o per affrontare periodi della nostra vita particolarmente stressanti.
Lo si può trovare in commercio sotto forma di olio contenuto in capsule gelatinose che sono facili da assumere e sono particolarmente utili per chi accusa sintomi di stress oppure problemi di pelle o di capelli, soprattutto per la presenza della vitamina E che è un antiossidante per eccellenza ultimamente sempre più raccomandato per prevenire l’invecchiamento precoce e tutti i sintomi che l’accompagnano.
Particolare importanza assumono nella dieta anche i cosiddetti germogli, ossia i semi germinati.
Il germoglio rappresenta una particolare fase in cui il seme è stato già sottoposto al giusto tasso di umidità, di calore e di luce per trasformarsi in una pianticella vitale. In questa fase, nel seme che si è trasformato in germoglio, sono avvenuti profondi mutamenti che hanno scisso le proteine in aminoacidi, gli amidi in zuccheri semplici; sono stati attivati numerosi enzimi e il contenuto in clorofilla, vitamine e sali minerali è enormemente aumentato.
Il consumo di germogli – di cereali come il grano e altri semi – è sicuramente un’ottima abitudine alimentare. Non va pertanto confuso il termine germoglio con il germe, in quanto è ben diverso il risultato organolettico e anche il contenuto nutrizionale.
Scritto da carmendlv | Sotto alimentazione
Venerdì 20 Febbraio, 2009
![A cow [15/365]](http://farm3.static.flickr.com/2058/1846375599_f0190f706a.jpg)
La presenza degli indiani negli allevamenti italiani è diventata di straordinaria importanza.
Sono quasi diecimila (9832) gli indiani immigrati che lavorano regolarmente in agricoltura soprattutto negli allevamenti dove senza di loro sarebbe a rischio la produzione dei grandi formaggi italiani: dal parmigiano reggiano al grana padano, dal pecorino romano al provolone. E’ quanto afferma la Coldiretti nel condannare il gravissimo episodio criminale a danno dell’immigrato dall’india che si è verificato a Roma.
Gli indiani - sottolinea la Coldiretti - sono in forte crescita tra i 98mila lavoratori agricoli extracomunitari presenti nell’agricoltura italiana e rappresentano la seconda principale componente dopo gli albanesi e prima dei marocchini.
Il lavoro degli immigrati indiani - precisa la Coldiretti - è particolarmente apprezzato negli allevamenti per l’attività di mungitura e di gestione delle stalle dove hanno sostituito la tradizionale opera dei “bergamini”, una figura storica nelle aziende della pianura padana.
La presenza dei lavoratori indiani e degli altri extracomunitari è essenziale per il successo del Made in Italy agroalimentare come dimostra la presenza nelle campagne del 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.
Il fatto che siano saliti i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra - conclude la Coldiretti - la determinazione della stragrande maggioranza dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità.
Scritto da carmendlv | Sotto alimentazione
Giovedì 2 Aprile, 2009

Il tofu, il cosiddetto formaggio di soia, per la sua consistenza molle e il suo gusto delicato, permette di consumare la soia in una forma più assimilabile, gradevole e di più facile preparazione, più vicina al gusto occidentale.
Secondo la tradizione popolare cino-giapponese, a inventarlo fu il monaco taoista Lin An, insigne filosofo, nonché alchimista, vissuto intorno al 160 a.C.
La soia è stata da sempre considerata dai paesi orientali – la cui dieta è stata da sempre povera di proteine animali - come un alimento ricco di proteine.
Nei paesi occidentali, invece, la soia è stata introdotta per contrastare l’eccessivo consumo di grassi di origine animale che sono ritenuti responsabili di molte malattie cardio-vascolari. La sua diffusione è legata inoltre alle proprietà anticolesterolo delle lecitine che contiene in abbondanza.
Grazie alla sua semplice preparazione e alle sue eccellenti proprietà nutritive, il tofu è diventato, in gran parte dei paesi orientali ma anche da noi in occidente, il più popolare derivato della soia.
Il metodo di produzione del tofu a distanza di migliaia di anni dalla sua ideazione, è rimasto pressoché invariato. Non richiede particolari attrezzature e gli unici ingredienti sono rappresentati dall’acqua, dalla soia gialla e dal “nigari” che è cloruro di magnesio, estratto anticamente dal mare con un processo di estrazione molto simile a quello del sale marino. La funzione del nigari è quello di provocare la cagliatura della polpa di soia, con un processo molto simile a quello impiegato per la produzione del formaggio.
Per ottenere un tofu di qualità è utile utilizzare varietà di soia proveniente da coltivazioni biologiche. Il procedimento è semplice e si può effettuare anche in casa:
Si mettono in ammollo i semi per circa 12 ore. Una volta risciacquata abbondantemente, la soia viene macinata finemente facendo scorrere un sottile filo di acqua all’interno del mulino, in maniera tale da ottenere una purea omogenea e cremosa. Dopo l’aggiunta di acqua, si fa bollire la purea per circa 20 minuti mescolando continuamente. Si ottiene così una pasta che viene poi filtrata per due volte di seguito, in maniera tale da consentire la separazione del latte di soia dalla pasta (okara).
Il latte così ottenuto si versa in una nuova pentola e si porta ad ebollizione mescolando in continuazione. A questo punto si aggiunge il nigari, due cucchiaini per ogni 300 gr di soia, continuando a mescolare con cura per 5-6 minuti in maniera tale da facilitare la cagliatura di tutto il latte. Dopo aver fatto riposare per 2-3 minuti, si può versare il latte ormai cagliato nelle apposite forme.
Scritto da carmendlv | Sotto salute
Lunedì 30 Marzo, 2009

Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di emergenza idrica, non soltanto per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo ma anche per il nostro territorio.
Nelle nostre case si è persa la cultura del risparmio idrico. E’ vero che tendenzialmente noi italiani siamo sciuponi e consumiamo da 200 a 500 litri di acqua al giorno, e di questi solo all’incirca 5 litri vengono utilizzati per bere, cucinare, lavare gli alimenti. Tutti gli altri vanno via per lavarsi e lavare utilizzando così l’acqua per docce giornaliere, elettrodomestici etc.
Queste cifre è vero che indicano benessere ma indicano soprattutto spreco. Il nostro paese rispetto agli altri paesi europei è quello che evidenzia un maggiore consumo di acqua e anche strutture più obsolete con conseguenti perdite dalla rete.
Passeggiando per Roma avrete certamente notato le migliaia di fontane per strada che erogano acqua potabile a parer mio eccellente. Quello che non mi spiego è l’erogazione continua dell’acqua 24 ore su 24 senza avere la possibilità di interrompere il flusso con un rubinetto. Ma quest’acqua dove va a finire? Probabilmente confluisce in grandi tubature che servono per l’irrigazione agricola, questo non lo so, ma se non fosse così? E’ possibile che venga sprecata in questo modo indecente? E’ proprio questo lo specchio di un benessere che nella nostra società spesso sfocia in un discontrollo.
Ormai la maggior parte degli italiani è entrata nell’ottica che l’acqua potabile è esclusivanmente quella minerale; vedere il signore che si porta dietro la cassetta di scorta di bottiglie da riempire alla fontana è oggi una immagine che ti dà il segno di povertà della persona e non - come dovrebbe essere – di maggiore progresso.
E’ vero però che sempre più italiani stanno entrando nell’ottica di dotarsi di depuratori domestici per l’acqua e questo permette loro di partecipare direttamente alla salvaguardia dell’ambiente attraverso un consumo ridotto di contenitori di plastica e allo stesso tempo di evitare il rischio di comprare acque minerali che possono provenire da aziende produttrici negligenti nel predisporre adeguati strumenti di controllo e tese allo sfruttamento delle risorse idriche oltre ogni limite.
Per quanto riguarda la situazione idrica nei paesi in via di sviluppo, il problema per il 2009 si prevede una riduzione dei raccolti di cereali nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare per effetto della siccità che ha colpito diversi continenti. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua promossa dall’Onu nel sottolineare che quest’anno per la prima volta le persone malnutrite potrebbero superare il miliardo per effetto combinato della crisi e dei cambiamenti climatici.
Nonostante un aumento della domanda di cibo dell’1,5 per cento all’anno, un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050 proprio per l’impatto combinato del cambiamento climatico, il degrado dei suoli, la scarsità di acqua e le specie infestanti, sulla base dei dati Onu resi noti nel corso del “G8 Farmers Meeting” organizzato dalla Coldiretti.
Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo, devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell’acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti. Gli aiuti alimentari sono necessari, ma non bastano e occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero.
Secondo una analisi della Coldiretti sui dati dell’ultimo rapporto FAO Crop Prospects and Food Situation (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare) nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, le prospettive per la produzione cerealicola agli inizi del 2009 sono al ribasso. Le prime previsioni indicano un raccolto di mais piu’ ridotto in Africa australe.
Condizioni di siccita’ prolungata stanno avendo effetti negativi sulla produzione di grano in Asia, specialmente in Cina per la produzione di grano invernale. Le precipitazioni sono state scarse anche in India. In Sud America, la produzione di grano del 2008 e’ stata dimezzata a causa della grave siccita’ in Argentina. In Europa e negli Stati Uniti, nonostante condizioni generalmente favorevoli per il grano invernale, le superfici seminate sono diminuite - precisa la Coldiretti - a causa dl crollo dei prezzi alla produzione a livello mondiale.